I sindacati esistono per la tutela dei diritti dei lavoratori, ma in una affermazione del genere bisogna saper fare i dovuti distinguo.
Una compagine sindacale “aziendale” che operi all’interno di una collettività pubblica o privata, con rappresentanti sindacali interni, nonché dipendenti di quella stessa realtà lavorativa (RSU), agisce sia per tematiche inerenti all’applicazione di istituti contrattuali già normati dai CCNL e perfezionati dai relativi CDI, che per tematiche relative a tutele “personali” (esigenze attinenti ai diritti lavorativi di un singolo dipendente, per il quale il sindacato agisce in nome e per conto, ove legittimamente possibile, quando necessario o per richiesta assistenza in tal senso).
Risulta chiaro che l’incidenza del sindacato e specificatamente delle RSU nel contesto locale della propria collettività di lavoro, incide sui grandi istituti contrattuali nella misura in cui si possa concretamente effettuare, soprattutto in sede di DT, un “fine-tuning” di quanto già normato, quindi in termini di “raffinazione”, “miglior-applicazione”, “regolazione” dell’applicazione dell’istituto in quanto tale, poiché i temi trattati sono talmente precipui al CCNL e sue diramazioni che, con l’intervento del sindacato o meno, prima o poi, andrebbero comunque a maturazione (anche perché, oltre le RSU, ci sono pur sempre le Segreterie e le funzioni di RSA a sovrintendere a tali temi...).
Magari in maniera meno tempestiva e oculata di quanto avviene con una concreta e fattiva mediazione sindacale, ma molto probabilmente verrebbero ad essere applicati ugualmente.
Diversa è l’azione che, a mio avviso, è, invece, precisa incombenza dell’RSU (che, badate bene, resta e deve restare sempre e comunque attivo anche per i grandi istituti di cui sopra).
Parlo di “benessere-organizzativo-aziendale”.
L’attenzione che ogni RSU dovrebbe avere, come “bussola” della propria personale attività, è quella per la quale egli debba costantemente essere vigile alle condizioni dei luoghi di lavoro, anche in funzione dei servizi necessari ai dipendenti in termini di maggior “comfort” e benessere nella permanenza di ognuno nella propria collocazione lavorativa e a quanto ad essa connesso.
Ecco perché quanto detto, suffragato dai fatti e dalle note scritte, ove necessario, debba divenire azione concreta per incidere su tale benessere-organizzativo-aziendale.
È quello che, personalmente, cerco di fare nel mio operato da RSU.
Lo reputo importante nella misura in cui sento di interpretare correttamente il mio ruolo, come servizio alla mia collettività di riferimento (elettori e non, tesserati e non).
La vedo come azione che mi ripaga con un duplice effetto: mi fa sentire importante in quanto utile e mi restituisce importanza da parte di chi beneficia delle mie azioni.
Probabilmente è proprio questo che legittima davvero e in maniera adeguata il ruolo di un RSU.
Maurizio Guarnaccia

01/01/2026: PER I NOSTRI RAGAZZI DI CRANS-MONTANA. PER NON DIMENTICARE.
